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Tecnologia, uomo, sessualità - interviste a Cronenberg

Ultimo Aggiornamento: 21/02/2015 18.32
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Sesso: Maschile
21/02/2015 18.32



TECNOLOGIA, UOMO E SESSUALITA' SI FONDONO IN EXISTENZ


Consideri horror alcuni dei tuoi film?
Cronenberg:
No. La Mosca era, tecnicamente, un film horror fantascientifico. Ma per me questa non è una categoria creativa. […] Ogni film crea la sua piccola particolare biosfera e ha il suo clima e la sua ecologia, e tu vieni conformato a questo più che ad altre cose. Quindi quando la gente dice “c'è qualcosa che non vuoi mostrare in un film?” o “ti tiri indietro?”, io rispondo che se lo faccio è solo per via della biosfera. Cosa è appropriato? Cosa funziona all'interno dell'ecologia di quel film? Quindi in un film sangue e sesso saranno messi in primo piano, come in Crash perché è praticamente il soggetto del film. Ma in un altro, come La Zona Morta, non sarebbe appropriato. Sarebbe sproporzionato. In eXistenZ non c'è veramente sesso, tranne che metaforicamente. C'è stata un'opportunità per inserire la scena di sesso e siamo stati tutti tentati di farlo. Ma il film si è evoluto e abbiamo convenuto che era un errore. Avrebbe distratto dall'idea metaforica del sesso, che è fatta di questi inserimenti e cose così. E' più interessante. Ha più risonanza che non se vedi improvvisamente una scena di sesso nudo, reale nel bel mezzo. L'avrebbe sbilanciato – quasi menomato. Se hai pazienza il film ti racconta gradualmente quello che vuole essere, e tu devi per così dire seguirlo.

Sembrano esserci connessioni tra Videodrome, anch'esso da te scritto e diretto, e eXistenZ. Il modo in cui inserisci un nastro pre-programmato oppure un videogioco dentro un corpo. Pensavi a Videodrome?
No. Non dimenticare che non lo vedo da 15 anni. Forse tu lo hai visto più recentemente di me. Questa è la prima sceneggiatura che ho scritto dai tempi di Videodrome, quindi sono sicuro che siano correlati in qualche modo. Ma quando scrivi una sceneggiatura – almeno per me – ti devi imporre un'innocenza. Devi spogliarti di preoccupazioni come quali film sono hot, quali non lo sono, quale potrebbe essere il budget... Devi smetterla di preoccuparti di cosa la gente si aspetta da te per via dell'ultima cosa che hai fatto... smettere di preoccuparti dei tuoi altri film. Voglio dire, so che saranno interconnessi. La gente mi ha chiesto di fare il seguito di Scanners o, recentemente, di fare il remake di Il demone sotto la pelle. E sarebbe una cosa orribile da fare. Non voglio certo tornare là.

[…] Hai scritto eXistenZ tre anni fa per la prima volta. Immagino che hai dovuto apportare modifiche per aggiornare la tecnologia, dato che cambiano molto rapidamente queste cose.
Quella non è cambiata. La tecnologia l'ho schivata in questo film. E' una metafora. E' il dramma e il significato che mi interessavano. Non ci sono computer in questo film. E' una tecnologia diversa. Sono consapevole dell'enorme ricerca per usare proteine alla base dei microchip, e le proteine sono la base della vita. Ho letto un articolo recentemente a proposito di esperimenti per usare i fili di DNA come impianti elettrici. Da quando ho visto la tecnologia come un'estensione del corpo umano, è inevitabile che essa debba tornare a casa alle radici. Ha senso. Insomma, lo mostro letteralmente nel film con i pod inseriti nel sistema nervoso. Noi siamo la tecnologia. Non c'è separazione. E' una pura espressione della forza creativa umana. Non esiste in nessun'altra parte dell'universo. Sono abbastanza sicuro di questo. Ma aspetteremo di vedere le navi spaziali. E se talvolta è pericolosa e oscura, è perché noi, dentro di noi, abbiamo cose che sono pericolose, autodistruttive e oscure, e questo viene espresso in diversi modi mediante la tecnologia. La tecnologia odierna è più di un'interfaccia. Noi SIAMO essa. L'abbiamo assorbita nei nostri corpi. I nostri corpi, penso, sono bio-chimicamente differenti da quelli delle persone vissute 1000 anni fa al punto che non potremmo neanche accoppiarci. Penso cioè che siamo diventati un'altra specie, siamo totalmente diversi.

E' questa la ragione per cui in molti dei tuoi film c'è qualche tipo di orifizio mediante cui una persona è connessa?
Sì. Voglio dire, la tecnologia vuole essere dentro di noi, perché per così dire scaturisce dai nostri corpi. In modo crudo, è questo quello che penso. Vuole tornare a casa e quella è la casa. Prima di tutto in un modo ovvio – gli occhi coi binocoli, le orecchie col telefono – la tecnologia è stata l'avanzamento delle nostre consapevoli capacità. Poi è diventata più elaborata e più distante da noi. Più astratta. Ma è ancora emanata da noi. Siamo noi.

E questo è un tema di quasi tutti i tuoi film.
E' più di un tema. Per me è una specie di presenza vivente, una comprensione che sta oltre tutti i film.

Come si relaziona l'idea di un'unione tecnologica tra uomo e macchina, con il tema ricorrente della sessualità?
Be', credo che con Crash abbiamo messo bene a fuoco l'idea che stiamo reinventando il sesso. Siamo nell'epoca più grande della storia umana, per il fatto che non ci serve il sesso per ricreare la specie. Si possono avere bambini senza sesso. Questa è la prima volta nella storia umana e significa, per esempio, che siamo in grado di fare cose straordinarie. Si è scisso da quello che era inizialmente, nello stesso modo in cui noi abbiamo preso il controllo dell'evoluzione. Non siamo più soggetti alle leggi della sopravvivenza del più forte nel modo fisico e rozzo descritto da Darwin. Anche se non ce ne rendiamo conto, non sappiamo come scenderne a patti, stiamo incasinando la nostra evoluzione a livello genetico. Quindi, credo, alla stessa maniera il sesso è pronto per essere reinventato. Nella sessualità ci sono sempre elementi di politica, moda, piacere, arte. Dunque perché non diciamo, okay, che ne dite di qualche nuovo organo sessuale? Non devono servire alla riproduzione. Non devono avere tutta quella complessità che riguarda la separazione dei cromosomi e la vera riproduzione, quindi perché non accedere direttamente al sistema nervoso e creare nuovi orifizi per fare Dio sa che cosa?
In un certo senso, in questo film vedi un nuovo sesso, il neo-sesso. O vuoi comunque chiamarlo sesso? Ovviamente induce una sorta di piacere analogo al sesso, ma qual'è? Credo che stia succedendo. Ne vedi molte di modifiche al corpo. Alla stessa maniera, non abbiamo mai accettato l'ambiente che ci è stato dato, non abbiamo mai accettato neanche il corpo umano. Ci abbiamo sempre messo le mani a seconda di quanto la tecnologia del momento ci permetteva. Ma poi c'è anche l'altro elemento della modificazione corporea che non è medico. E' sociale, politico, sessuale, cosmetico, riguarda la moda. Solo le cose che la gente fa oggi – tatuaggi, piercing e tutto, anche performance art – sarebbe stata impensabile, ai livelli globali a cui è arrivata, pochissimo tempo fa.

A cosa attribuisci la tua fascinazione verso la forma organica e la mutazione del corpo umano?
Mi annoiavo. Era traumatico. Penso che abbia più a che fare con la percezione e la comprensione che l'intera idea derivi da qualcosa che ti è successo durante l'infanzia. Io semplicemente osservo il mondo. Ci sono nato dentro, come te, e poi ho scoperto che c'erano aspetti disturbanti dell'esistenza, come il fatto che non vivrai per sempre – e questo mi disturbava. Ti ricordi quando hai capito che non si vive per sempre? La gente non ne parla, ma tutti quanti devono passarci perché non sei nato con quella conoscenza. Questa è la base di tutto il pensiero esistenzialista, che, guarda caso, è il fondamento di questo film. Non è intitolato eXistenZ per niente. Per me, il primo fatto dell'umana esistenza è il corpo umano. Ma se tu abbracci la realtà del corpo umano, abbracci la mortalità, e questa è una cosa molto difficile da fare perché la mente cosciente non riesce a immaginare la non-esistenza. E' impossibile. Quindi non solo non puoi immaginarti di morire, ma non puoi immaginare l'esistenza prima della tua nascita. Quindi, per esempio, penso che sia una delle ragioni per cui la gente crede così fermamente nella reincarnazione. Credono di esserci stati anche prima, in qualche modo. Non puoi immaginarti le cose senza te stesso. E' semplicemente la natura della nostra autocoscienza.
Quindi osservavo questo genere di cose da bambino e gradualmente le ho espresse e parlandone con me stesso mediante i film. Poi ho invitato il pubblico ad avere una conversazione con me. Vedi il mio sviluppo, non solo come regista se hai visto i miei primi film, ma vedi che ho imparato come essere uomo, come la mia filosofia si è evoluta. Ecco perché mi pare, per esempio, che questo film non sia come Videodrome. A parte le altre connessioni – quando è stato, 17 anni fa? Sono diverso oggi.

Quindi tutti i tuoi film messi insieme sono come una biografia.
Be', dovrebbero esserlo. Sono come i capitoli di un libro ancora in corso d'opera.
Rod Blackwelder, splicedwire.com 1999



***

Cronenberg: Immagino di avere una riserva di immagini e metafore da cui mi servo sempre. Ma quando scrivi devi sempre tenere in conto una bizzarra, finta innocenza. Se mi preoccupo di come le tematiche di questo film si colleghino ai miei precedenti, non riesco a buttar giù una parola. […] La situazione [di Salma Rushdie] mi intrigava e mi spaventava, così come l'idea burroughsiana che ciò che crei può tornare a torturarti.
[I videogame] sono una forma d'arte emergente, forse. Come la rivoluzione industriale ha dato origine al inema, la tecnologia computerizzata inevitabilmente creerà una o due nuove forme d'arte. Un gioco può essere arte, in senso generale oltre che grafico? Penso che tutti diremmo di no, così come non puoi ritenere arte gli scacchi. Alla base c'è il nostro concetto di artista come qualcuno che ha una visione e porta il pubblico in un luogo che non potrebbero raggiungere da soli. Ma forse c'è una nuova, radicale, democratica forma d'arte. Io non le darei addosso. Ne sarei incuriosito. […]
Io ho giocato a un paio di giochi e mio figlio [19enne] è un giocatore incallito – ha cinque sistemi diversi per giocare. Ma io semplicemente non ho 10 o 12 ore per superare un livello dopo l'altro. Preferisco leggere un libro. […]
MacLean´s 1999
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