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Le interviste a Cronenberg

Ultimo Aggiornamento: 14/12/2012 12.39
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Sesso: Maschile
14/12/2012 12.39


SPIDER
LE INTERVISTE A CRONENBERG



DALLE MOSCHE AI RAGNI

[...] Cosa è cambiato tra Inseparabili – dove hai detto di non essere interessato a esplorare la questione di Edipo – e Spider al cui cuore c'è una grande complicazione edipica?
Cronenberg:
Molto deriva dal fatto, ovviamente, che non ho scritto io la sceneggiatura – ma ne abbiamo parlato e io lo relaziono agli aspetti medici della schizofrenia, ambiente nel quale è cresciuto Patrick [McGrath] nella Prigione Criminale di Broadmor, che è una grossa tenuta nel nord dell'Inghilterra, per via di suo padre che ci lavorava come sovrintendente medico. Diceva che erano gli assassini e gli schizofrenici a portarlo in giro con la culla. Per via del padre e di tutta questa situazione lui ha appurato che la schizofrenia fosse giusta, sai, fosse clinicamente accurata, in tutti i suoi sintomi. E lo stesso con Freud – dissi a Patrick che dovevamo essere corretti, sembra una sorta di manuale freudiano, ma io non ho interesse nel fare film-manuale su Freud o sulla schizofrenia – cerco qualcos'altro.

Quindi Freud, così come la schizofrenia, era un ramo di qualcos'altro nel materiale?
Sì – non volevo indietreggiare da queste cose perché naturalmente c'è un'intera parte di Spider che ha a che fare con la sessualità infantile, la consapevolezza infantile della sessualità dei genitori e le conseguenti reazioni, e la propria sessualità e come questa ne risulti ingarbugliata. Ma dall'altra parte, volevo davvero lavorare su una situazione artistica al di sopra di questo. Se Ralph voleva lavorare con veri schizofrenici – cosa che ha fatto – e parlare con psichiatri – cosa che ha fatto – per poter migliorare la sua performance, questo andava bene, ma non sono interessato ad alcun caso clinico. Freud è parte della mitologia moderna, ora, e che sia o meno reale, è poeticamente bello ed è un bellissimo tentativo di comprendere un terribile destino.

Qualunque cosa fosse, di certo è stato un grande narratore.
Sì – uno scrittore brillante di storie fantastiche e non penso che gli sia stato reso sufficiente merito per la bellezza dei suoi scritti e la sua incredibile intelligenza. Che la sua mappa del funzionamento della mente sia accurata o no è quasi irrilevante in quest'ottica, quindi, vedi, non sono preoccupato della parte freudiana. Gli elementi funzionano, funzionano per questo personaggio, sono una grande strada da investigare per un critico come te, ci sono certamente delle cose che la gente affronta nella propria vita – anche se in questi tempi Freud non è così figo e di moda, i giovani sono molto più rilassati nella loro sessualità. Ma anche ai ragazzini più trendy con piercing e roba simile, parlagli della sessualità dei loro genitori e si scandalizzano. Quindi c'è ancora, è ancora attuale, ed è ancora una parte dell'evoluzione di ciascuno – il modo in cui si scopre il sesso e lo si rende o meno parte della vita.

La sessualità è stata una parte importante del tuo lavoro.
Ho approcciato la questione da molte angolazioni, come strumento o come plug-in in eXistenZ, mentre qui lavoro con immagini meno velate. Tuttavia tu capisci che ciò che cerco è universale. Più che umano – una veduta dall'alto dell'umana condizione.

Da questo punto di vista, parlami del legame di questo lavoro con Samuel Beckett – Spider mi ha ricordato una delle sue poesie, un frammento chiamato “Cascando”.
Beckett è stato uno dei nostri paragoni. Ho pensato davvero che Spider fosse un personaggio di Beckett – del Beckett che hai detto tu, dei romanzi o delle poesie più che del teatro – un vagabondo, un girovago. Qualcuno che si è spogliato di quasi tutto tranne dei vestiti che indossa e forse una o due cose come il tabacco per le sigarette. Su quello concentra tutta la sua energia e creatività – è ossessionato e possessivo della sua piccola valigia come noi lo saremmo per una casa o un'auto. Diventa così distillato, un microcosmo umano, e a quel punto è più un caso esistenziale che non un caso di studio psicologico. A quel punto, penso – ed è molto arrogante che io lo dica – siamo andati oltre Freud, a un livello più basilare di analisi della condizione umana. Abbiamo sistemato anche i capelli di Ralph un po' alla Samuel Beckett.

In una rappresentazione di Edward Albee c'è la questione delle carte da gioco pornografiche, se servono a informare la fantasia o se sono il prodotto della fantasia.
E' difficile distinguere le due cose, è molto misterioso. Noi siamo nati, ovviamente, con un impulso sessuale che ha a che fare con la continuazione della specie e così via, e possiamo dire con certezza che lo abbiamo. Ma quale forma prende nella società in termini di nudità o non nudità, di taboo e trasgressioni, quali elementi ne fanno una cosa segreta – il sesso diventa molto complicato per gli umani.

Qui c'è la questione della taglia del seno e di come, in genere, indichi il potenziale produttivo e materno, ma noi la abbiamo totemizzata...
Esatto – l'abbiamo separata dal generare bambini. Queste sono analisi sempre interessanti e non c'è un momento in cui puoi semplicemente dire, “bene, ecco il vero motivo”. Cambia costantemente e con i cambiamenti culturali cambiano anche gli spauracchi sessuali.

Tu hai sfigurato i seni soprattutto in Videodrome; puoi parlare dell'aspetto di auto-mortificazione che c'è nei tuoi film?
Il mio approccio non è all'interno della struttura della religione. Nelle religioni in cui la carne è mortificata, è facile dire che la carne non è importante e non è sede dell'essenza dell'uomo, e io dico esattamente l'opposto.

Parlami della nuova carne e di come si è evoluta quell'idea di separazione da Videodrome a Crash a Spider.
Spider è un ruolo molto tattile. In un certo senso non è molto cerebrale – lui non parla molto e le sue parole sono qualcosa di astratto. Spider è molto viscerale e immediato come ruolo. Le cose fisiche scatenano tutte le cose mentali. Suppongo che parte di ciò che voglio fare sia di giocare, nel film, con la mia convinzione che la mente e il corpo siano lo stesso – sono strettamente connessi, ma più di questo sono effettivamente una sola cosa, in modo che uno non può esistere senza l'altra. Allo stesso tempo, però, a noi sembra ovvio che sono due cose diverse e che noi possiamo essere, almeno così pensiamo, disincarnati anche solo quando camminiamo per la strada persi nei pensieri, senza sapere dove stiamo andando e senza percepire il nostro corpo. Ma succede veramente così? Non ne sono convinto. Quindi cerco costantemente di giocare con questo. Io non credo in un'altra vita, non potrei credendo in queste cose. La teoria è che non c'è una mente senza un corpo o un corpo senza mente. Tu devi decidere i limiti del termine “mente” - voglio dire che devi domandarti cos'è. Se intendi solo il sistema nervoso e il cervello che elabora, oppure una sorta di processo di pensiero superiore, o se intendi che sono la stessa cosa. E' una serie di cose meravigliosamente complesse e significative, una corrente filosofica iniziata anche prima di Cartesio, e io cerco di muovermi al suo interno e l'evoluzione della “nuova carne” è la manifestazione letterale di questo processo.

Non ci sono effetti speciali evidenti nel film Spider, diversamente da molti degli altri tuoi film.
Per me l'effetto speciale è stata la performance di Ralph. Il suo personaggio è convinto di emettere gas nocivi che avvelenano le persone intorno a lui, quindi indossa strati su strati di vestiti, come scudo tra se stesso e gli altri – crede di stare subendo una sorta di metamorfosi. La performance di Ralph, quasi come quella di un film muto, doveva essere una riflessione sulla sua illusione che diventa realtà.

Questa filosofia, in particolare a proposito dell'interiorità di Inseparabili e delle proiezioni esterne di Spider, quanto si riflette nella collaborazione di lunga data con il direttore della fotografia Peter Suschitzky e il compositore Howard Shore?
Be', io non faccio mai gli storyboard, non c'è quella premeditazione. [...] Non voglio pianificare tutto, come una scena che deve essere girata accanto a una finestra quando piove, perché cosa succede se l'attore ha la grande idea di spostarsi dalla finestra al pianoforte? Ti preludi questa possibilità quando usi gli storyboard e non ho mai voluto ammanettarmi in questo modo. Voglio percepire la scena – spostare gli attori per la stanza e vedere. Detto questo, a Peter e Howard e l'editor Ron Sanders e il designer Andrew Sanders – loro sono le prime persone – devo spedire una sceneggiatura e anche molto presto quando sono seriamente intenzionato a fare quel film, perché voglio che inizino a pensarci mentre ancora stanno facendo altre cose. Voglio che pensino anche al casting. Peter e io lavoriamo entrambi molto intuitivamente. Spesso discutiamo del look, ma in pratica ci mettiamo sotto e basta. […] Peter è coinvolto nel design di produzione perché parla di dove dovrebbero andare le finestre e le fonti di luce. In Spider ho incoraggiato Peter, come al solito, a ignorare le fonti di luce. Per esempio, talvolta nella stanza di Spider c'è una luce che viene da un muro solido e se ti fermi a pensare da dove vengono, capisci che non possono venire da lì. Molti fotografi sono spinti a non fare così, a illuminare solo dalle fonti, ma io credo che in certi casi è troppo limitativo e io punto a un lavoro che vada oltre la realtà, perché l'espansione qualche volta è l'unico modo per arrivare al cuore delle cose.
Walter Chaw, filmfreakcentral.net 2002



***

Diresti che Spider fa parte o no della tradizione dei film che ritraggono la malattia mentale?
Cronenberg:
La mia opinione del film è che non si tratta di un film che parla di malattia mentale. C'è un protagonista che possiamo definire schizofrenico, nonostante questo termine non venga mai menzionato. Per me è uno studio della condizione umana, che si focalizza su un particolare personaggio che ha molti problemi con la sua vita e il suo passato. Non ho mai studiato i film riguardanti la malattia mentale. Non so se ne ho visti molti, ma immagino che se faccio mentalmente un elenco potrei citarne diversi. Ma non li ho mai presi come riferimento.

Il romanzo, e in generale le opere di Patrick McGrath, si svolgono in un universo freudiano più classico rispetto al tuo lavoro. Pensi di averle distorte del tutto nel tuo film?
Be', no. A un certo punto gli ho detto, “okay, Patrick, facciamo la nostra discussione freudiana”. Nella discussione freudiana gli ho chiesto quanto era ossessivo nel mantenere questa sotto-struttura strettamente freudiana anche nel film. E non era ossessivo. Perché il film non doveva sostenere il complesso di Edipo. Recentemente ho letto un bellissimo libro intitolato “Perché Freud sbagliava”, di Richard Webster. Forse non è il titolo migliore, ma il libro è fantastico. Smonta abbastanza radicalmente il Freud teorizzatore, psicologo e scienziato. Ma nonostante questo Freud è una figura importante in psicologia. Anche prima non ero un gran sostenitore della teoria freudiana, in base alla mia personale esperienza. Tutti coloro che creano teorie monolitiche vogliono che esse spieghino tutto quanto, vogliono che siano forti e relativamente semplici. E' proprio così che va, che tu sia Marx o Freud o Cristo. Freud semplificava le cose, penso, veramente troppo per coprire l'incredibile variabilità della natura umana, della personalità umana, del contesto e dell'educazione. Ho detto a Patrick, “così come non voglio che il film sia uno studio clinico sulla schizofrenia, non voglio nemmeno che sia un racconto freudiano tipico”. Quindi ci ho giocato sopra. Ma non credo che le storie di Patrick siano né l'una né l'altra cosa.

Alcuni passaggi del romanzo descrivono delusioni che sembrano quasi ispirate dai tuoi film, anche se non ne fanno riferimento all'interno del film. McGrath ha visto i tuoi film?
Non lo so. Quando l'ho incontrato di sicuro ne era consapevole. Non conoscevo niente di lui finché non ho visto la sua sceneggiatura, e poi ho letto molti dei suoi libri. Comunque penso di no. Sono abbastanza sicuro, in realtà, che il suo libro derivi dall'esperienza con la malattia mentale in una clinica. Suo padre era il sovrintendente medico alla Broadmor Clinic for the Criminally Insane. E' stato cresciuto là, sui pavimenti. E poi è venuto in Canada e ha lavorato in un altro istituto per la follia criminale in Ontario. Nel contempo è diventato seguace di R. D. Laing, che è considerato uno psichiatra rivoluzionario soprattutto per quanto riguarda la comprensione della schizofrenia. Scrisse The Self and Others. Queste sono cose che leggevo negli anni 60. Tutto era molto controverso. Penso che Patrick abbia una grande conoscenza clinica della schizofrenia, dei sintomi e della dinamica. E penso che le abbia apprese là. Non credo abbiano a che fare proprio per niente col mio lavoro. Tutte queste cose, nei romanzi di Patrick, sono molto accurate, nel senso dei tipi di cose che coinvolgono gli schizofrenici, allucinazioni, delusioni. Quindi ho detto ciò che ho già detto, “non voglio fare un film-studio sulla schizofrenia”. E Patrick ha detto, “bene, è esattamente quello che volevo fare quando ho scritto il romanzo. In effetti, ho dato il libro a mio padre perché ne verificasse l'attendibilità. Per avere la sicurezza che lui, come psichiatra con grande esperienza in schizofrenia, leggesse il libro e dicesse che era accurato, che non c'era niente di teatrale o esageratamente drammatico”. Cosa che ha fatto, suo padre. In effetti suo padre gli disse che gli individui come Spider non sopravvivono. Ed ecco perché il finale del romanzo è stato cambiato da Patrick dopo che aveva capito che Spider si avrebbe ucciso dopo aver terminato di scrivere il suo diario, che poi è il libro. Quando ho ricevuto la sceneggiatura, c'era il finale che conosci – cioè Spider non si suicida. Ovviamente, pensandolo per il grande schermo, era responsabilità della produttrice Catherine Bailey... Penso che lei gli abbia detto, “Patrick, se lo uccidi nessuno verrà a vedere il film”. Quindi non è stata una mia decisione, e penso che sia un finale giusto.

Non sarebbe stato il solo protagonista di un film di Cronenberg a suicidarsi nel finale.
No di certo. Ma d'altra parte, non mi faccio auto-imposizioni. Proprio no. Lo dico agli scrittori quando ci parlo: “non devi confondere il tuo processo dal mio”. Non faccio indagini sui miei film per evidenziarne i temi, e poi usarli come lista per vedere se i progetti successivi possono essere abbastanza in tono coi miei film.

[…] C'è qualcosa che ti attrae nell'adattare opere letterarie inadattabili?
Spider non l'ho adattato io. Spider mi è stato dato come sceneggiatura e il lavoro grosso lo ha fatto Patrick. Io ho solo tolto delle cose dalla sua prima stesura – cose che pensavo non funzionassero. Forse erano avanzi del libro. Era solo una prima stesura. In un certo senso non è stato un adattamento per me. Per lui lo è stato, ma non per me. Ho letto il romanzo una volta e non l'ho più preso come riferimento. Suppongo che se devo adattare qualcosa, sarebbe complesso, e deve colpirmi molto in qualche modo. Non è che cerco di scovare cose difficili; scovo cose interessanti. Come scrittore cerco sempre di evitare di scrivere, così se qualcuno riesce a salvarmi presentandomi un progetto che non devo scrivere, è una bella cosa. Il punto è che dovresti conviverci per troppi anni. Se mi metto a lavorare su un progetto originale, due anni sono il minimo. Forse tre. Qualche volta, nel caso di Inseparabili, 10. E poi devi continuare a conviverci perché la gente vuole che ne parli. Quindi è meglio che lo ami. E' meglio che provi parecchio interesse, che lo fai complicato e strutturato e profondo abbastanza per reggere il corso degli anni, senza che ti annoi. Non devi perdere il cuore, ti deve sempre eccitare e sorprendere.
Keith Phipps, avclub.com 2003



***

Cronenberg: Non ho ricavato soldi da Spider e ho passato due anni a farlo, quindi, sai, per me così come per gran parte della gente, tranne forse per Bill Gates, se per due anni non fai un soldo sei nei guai. E io ero nei guai. Quindi dovevo fare un film che fosse sicuro in termini di finanziamento. Finanziare i film indipendenti è un'agonia e io devo sempre esserne coinvolto. Per esempio con Spider, a ogni pranzo telefonavo al distributore francese cercando di vendergli il film in modo che potesse investire, per salvare il film. E questo è difficile quando stai semplicemente cercando di fare il film, che è già arduo abbastanza. Nei film indipendenti io sono coinvolto come produttore. Questo [A History of Violence], che è per uno studio, è finanziato. Non mi devo preoccupare dei soldi o da dove vengono. Voglio dire, devi stare all'occhio col budget, devi accettarlo - ma è tutta un'altra cosa. E, sì, io vengo pagato - so che non devo differire il mio salario per poter fare il film, cosa che è successa per Spider, attori inclusi, tutti quanti. O così o non facevamo il film.
Rebecca Murray, movies.about.com 2005



***

Cronenberg: Ho sempre pensato che l'identità è qualcosa a cui occorre molta forza creativa per crearsi e mantenersi. Spider è lo studio di un uomo che non riesce a mantenere la propria identità; continua a crollare, a fondersi con altre.
Credo che ogni mattino, quando ci alziamo, dobbiamo ricostruisci, ricordarci chi siamo, cosa siamo, dove siamo, cosa ci si aspetta da noi, cosa ci aspettiamo da noi stessi.
Nicolas Rapold, stopsmilingonline.com 2006



***

Hai menzionato Spider e in quel film c'è una scena parallela a una di The Fly – l'eroe che mette molto zucchero in una bevanda calda.
Cronenberg:
Sì, grazie per averla menzionata perché hanno diversi scopi. Patrick [McGrath] ha scritto quella scena per il romanzo Spider e non ho voluto escluderla solo perché così la gente poteva correlarli, ma ha veramente un significato diverso. In The Fly ha un valore fisiologico mentre in Spider è solamente psicologico – per quanto la psicologia sia solo lontanamente coinvolta. Molto di ciò che fa Spider ha un senso rituale e serve a confortarlo.
Walter Chaw, filmfreakcentral.net 2003



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Dichiarazioni di Cronenberg
"Spider è la storia di un uomo malato di schizofrenia. Tuttavia non abbiamo voluto farne un caso clinico, per questo non mi sono informato, presso equipe mediche, dei tratti caratteristici dello schizofrenico. Alla fine Spider è semplicemente la storia di uomo adulto che cerca la verità: dentro di sé, dentro il proprio passato".
"Spider, durante l'auto-racconto dei propri fantasmi passati, scrive un libro: solo così riesce a fare luce dentro di sé, capendosi rispetto alla propria storia. Un po' come fosse un'artista che ha come pubblico soltanto sé stesso. Un po' come me quando faccio cinema".
"Molta dell'interiorità di Spider è raccontata attraverso i disegni della tappezzeria della stanza in cui vive: opprimente, antica, usata, sporca, triste. Fortunatamente il racconto si svolge in Inghilterra: lì, di tappezzerie strane, orribili, ce ne sono tante!"
"Il libro omonimo di Patrick McGrath, da cui ho tratto il film, è molto più complesso in termini narrativi".
"L'interpretazione di Ralph Fiennes è un distillato di esperienza".
"Una donna, a Toronto, dopo aver visto il mio film, è rimasta impressionata del modo in cui Ralph Fiennes si è messo a fare il bagno: credeva ci fossimo informati dai medici, visto che corrisponde al modo reale in cui i malati di schizofrenia lo fanno effettivamente. Eppure Ralph si è messo tutto disteso, in posizione fetale, spontaneamente. La signora, invece, che assiste uno schizofrenico vero, questa cosa la sapeva per certa".
"Gabriel Byrne è stato eccezionale: ha dovuto interpretare allo stesso tempo la figura del padre buono, cioè quello reale, e quello malvagio, così come costruita dal bambino. Nello stesso personaggio, nelle stesse scene, ha dovuto far coesistere degli opposti: una persona vera e una proiezione della mente".
"Anche Miranda Richardson è stata eccezionale: ha interpretato la madre, la prostituta, e poi la prostituta diventata madre, una sorta di mix degli altri due personaggi".
"La prima inquadratura con la madre non è girata da Miranda Richardson, bensì da un'altra attrice".
"Gli effetti speciali sono una categoria valutativa del marketing o dei critici, non dell'artista, che si osserva in base ad altri criteri".
Marco Lombardi, 35mm.it
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